Quando la cronaca diventa omofoba

Risveglio con sorpresa la mattina del 2 gennaio. Nelle edicole dell’intera provincia è apparso un titolone di prima pagina su un presunto pestaggio ai danni di un giovane ragazzo gay nella notte del 30 dicembre.
Dagli accertamenti fatti la notizia, apparsa su Calabria Ora, sembrerebbe essere priva di fondamento. Ciò che ci ha colpito, però, è il linguaggio usato in casi del genere dagli addetti ai lavori. Una miscellanea di ambiguità, pregiudizi e luoghi comuni.

Ci siamo divertiti ad analizzarlo per rendere più evidente il tutto.
Partiamo dal titolo che campeggiava nelle edicole: “Adescano il gay poi botte e rapina”. Balza subito agli occhi la sottolineatura dell’orientamento sessuale del giovane. In caso di aggressioni di persone eterosessuali si è soliti riferirsi genericamente al sesso del malcapitato – “donna aggredita in centro” – tralasciando l’orientamento sessuale, che viene di solito dato per scontato. Come se una donna e un uomo senza ulteriori aggettivi che li definiscano non possano che essere eterosessuali.

L'articolo comparso su Calabria Ora

L’articolo comparso su Calabria Ora

Qualcosa di simile avviene quando artefici o vittime di una violenza sono cittadini extracomunitari. L’attenzione passa direttamente dal sesso all’appartenenza etnica: “rumeno uccide la compagna”…
Passiamo quindi al titolo interno, nella prima pagina della cronaca di Cosenza: “Gay rapinato durante un’orgia”. Ancora una volta gay sostituisce il più generico “ragazzo” – repetita iuvant – accostando il tutto ad una parola d’effetto che richiami l’attenzione, “orgia” appunto.
Il legame tra le due parole non può sfuggire. Sottotitolo implicito: I gay, esseri promiscui e nefandi, fanno le orge e chissà quali altre schifezze, aggiungerebbe il lettore medio a cui il titolo strizza l’occhio: necrofilia? Pissing? Prostituzione? Trenini di capodanno a suon di trombette, vestiti con boa e tacchi a spillo e – perché no?! – un tocco di pedofilia. La ricostruzione, tra l’altro, lascia intendere che non sia stato consumato alcun rapporto sessuale, visti i tempi ristretti, eppure non si rinuncia a sottolineare che il fatto sia avvenuto proprio durante un’orgia.

Passiamo quindi al contenuto. Tra le righe dell’articolo si trova scritto:
• “una storia che nasce nelle video chat del mondo gay, dove chi sa di essere diverso dagli altri, trova risposta ai suoi bisogni, alle sue emozioni.” Quando si parla dell’omosessualità, oramai è scontato, usare termini come “mondo gay” o “diverso”. La diversità – qualcuno diceva – che è insegnamento, è idea, è originale e trash. In realtà, dovremmo essere tutti diversi tra noi, e ad ogni modo, unici, ma da questo articolo emerge a grandi linee che gli omosessuali sono diversi e sanno di essere diversi dagli altri.

Ma da chi? Chi sono questi altri? Andiamo avanti.

“ All’antivigilia della festa più attesa dell’anno, navigando via etere, approda ad un sito per incontri particolari”.
• Eccola qua. Immancabile come la morte appare la parola “particolare”: “ambienti particolari”, “incontri particolari”, “situazioni particolari”. Il testo qui è ambiguo, si riferisce alle orge o all’omosessualità? Resta il fatto che l’aggettivo particolare porta con sé un implicito assai poco lusinghiero. Particolare, nel gergo comune, si dice di una persona che è strana, che rifugge dai canoni di normalità. Particolare sta per non usuale, non comune, non pienamente regolare.

calabria ora interno
Più avanti si legge inoltre:
“La notte aiuta questo incontro nato al buio […] gente lontana da dove si vive, così da non sentirsi minacciati e oppressi dal proprio segreto, quello per il quale nessuno può capirti e dove vieni giudicato per chi non sei”.
Non viviamo a San Francisco, lo sappiamo, e la Calabria non è una dislocazione territoriale della civilissima Olanda, ma i toni sono davvero melodrammatici. Ci sono molti gay che non si dichiarano, è vero, ma altrettanti che vivono alla luce del sole e non per questo vengono banditi dalla società. Il riferimento al “segreto” è poi la ciliegina sulla torta. Il segreto, il buio, la notte tutto fa riferimento a qualcosa di tetro e oscuro: il mondo gay. Ci pare di risentire il lettore medio con tutto il suo immaginario di zozzerie da pervertiti e quel “segreto” inconfessabile – manco si trattasse di un omicidio preterintenzionale.
“Termina così la brutta avventura di un giovane reo della sua sessualità che non può vivere liberamente e che lo costringe a vivere rapporti al buio, spesso cattivi incontri….”
I cattivi incontri al giorno d’oggi li fanno tutti, le donne, gli uomini, i gay, gli etero, i bambini, i sacerdoti e le suore… sembra essere un mondo ricco di cattivi incontri e di rapporti al buio. Molte coppie vivono rapporti al buio, per svariati motivi, orientamento sessuale a prescindere. Mi soffermerei sul “…non può vivere liberamente e che lo costringe a vivere rapporti al buio…”; ognuno di noi è libero di vivere la sua vita come meglio crede, affrontando a pieno le conseguenze delle scelte prese lungo il cammino che, appunto, la vita ci offre. A volte ci si chiude per paura di condividere alcune cose con una società che non comprende, esempio di pure e crudo incomprensione è questo articolo, perché condividere il mio amore, il mio sentimento, (quindi il mio segreto), con persone che potrebbero non capire e quindi rovinare tutto? Eppure, ciò nonostante, sono molteplici gli esempi che si possono portare in piazza, di persone che vivono libere e serene, alla luce di codesto sole, la loro vita, lasciando l’orientamento sessuale ciò che è, semplice intimità, e amando con delicatezza e purezza la persona che scelgono.
Ultima cosa sono le didascalie delle foto, che strappano il sorriso: “Nelle foto, alcune immagini che ritraggono i simboli usati dai gay per riconoscersi, e a fianco la polizia postale che è esperta nel mondo virtuale.” Da domani, il lettore medio, avrà un nuovo compito, durante le sue passeggiate, riconoscere quei simboli e capire chi è gay e chi non lo è. Per quanto riguarda la polizia postale, beh, io credevo fosse un ramo distaccato di Poste Italiane, invece no… Ottima scoperta.

EOS Cosenza

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